mercoledì, giugno 10, 2009

Utopia di un mondo che funziona.


Trasformare il mondo e il modo in cui funziona è un sogno, un progetto, un utopia da sempre. Da quando, dopo il Big Bang, la vita su questo nostro pianeta ha assunto forme umane. Saltando in avanti di qualche milione di anni ci imbattiamo in una crisi dei mercati finanziari che ci ha dato un segnale d’allarme sulla natura e sui rischi di un mondo complesso e globalizzato. Ma non è stato il primo lampeggiante rosso ad accendersi: nell’ultimo decennio abbiamo dovuto confrontarci, seppur su differenti livelli, con cambiamenti climatici, problemi collegati all’energia, alle filiere alimentari, alla sanità e a nuove minacce alla sicurezza come il furto di identità e il terrorismo. Tutti grandi temi legati alla realtà dell’integrazione globale. Popoliamo un pianeta sempre più piccolo e più “piatto” ma, nonostante certi allarmistici rapporti, il nostro pianeta sta diventando più intelligente. Una nuova intelligenza, non artificiale, ha cominciato a diffondersi e a modificare il modo stesso in cui il mondo funziona. A mutare i sistemi, i processi e le infrastrutture che permettono di progettare, costruire, vendere e comprare beni e oggetti. Di fornire servizi. Di far muovere persone, cose, denaro, petrolio, acqua, elettroni. E che aiutano miliardi di persone a vivere e lavorare. Che cosa rende possibile tutto questo? Qual è la magia? In primis una tecnologia incorporata negli oggetti che ci circondano. Siamo prossimi al miliardo di transistor per ogni essere umano. Troviamo sensori e dispositivi intelligenti nelle auto, nei macchinari, nelle telecamere, nelle strade, negli oleodotti, nei prodotti farmaceutici, negli animali...in una parola: ovunque. Il mondo è sempre più interconnesso. Tra poco su internet navigheranno due miliardi di persone, ma anche i sistemi e gli oggetti “parleranno” tra loro. Pensate a un trilione di cose intelligenti collegate in rete: riuscite a ipotizzare la quantità di dati che produrranno? Tutte queste realtà interconnesse produrranno intelligenza. Con un simile potenziale tecnologico disponibile a basso costo non saremmo più capaci di rinunciare ad alcuna opportunità per il semplice fatto che è semplice coglierla. Ma è anche necessario.
Il mondo ha bisogno di cambiamento. Secondo le statistiche, tra il 40 il 70 per cento dell’energia elettrica prodotta nel mondo va sprecata perché le reti di distribuzione non sono intelligenti. In Thailandia la congestione del traffico costa 78 miliardi di dollari all’anno, contando i 4 miliardi e duecento milioni di ore lavorative perdute e gli 11 miliardi di litri di benzina consumati. Senza considerare gli effetti sulla qualità dell’aria. Le inefficienze nella supply chain (reti di distribuzione dell’energia) innalzano a 40 miliardi di dollari all’anno di perdita sulla produttività. Il sistema sanitario non è un sistema: c’è scarsa integrazione tra ricerca, diagnosi, cura e qui si paga tutto. Un paziente è un cliente per la sanità, ennesimo pollo da spennare. All’alba del terzo millennio una persona su tre non dispone di acqua potabile. I mercati finanziari in crisi ci hanno insegnato che le organizzazioni possono far crescere i rischi ma non mantenerli sotto controllo. Tutti problemi risolvibili ma in un pianeta più intelligente. A Stoccolma il nuovo sistema di riscossione dei pedaggi ha fatto diminuire del 20 per cento il traffico e del 12 le emissioni nocive, incrementando drasticamente l’utilizzo dei mezzi pubblici. Sistemi intelligenti nel settore alimentare usano la tecnologia RFID per tracciare carne e pollame dall’azienda agricola fino agli scaffali del supermercato. Sistemi sanitari intelligenti possono ridurre i costi delle terapie anche del 90 per cento e trasformare le reti di distribuzione dell’energia e la gestione delle risorse idriche. Possono garantire l’originalità dei prodotti farmaceutici e la sicurezza negli scambi in valuta. C’è un immenso bisogno di cambiare il mondo in meglio. Abbiamo le risorse per farlo, ma praticamente al 98% di TUTTI NOI non importa! Le conseguenze di tutto questo “menefreghismo” non tarderanno ad arrivare...

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