sabato, agosto 29, 2009

Salvare i giovani disadattati con lo sport.


Fonte: http://www.datasport.it
(AGM-DS) - 29/08/2009 9.51.45
- (AGM-DS) - Milano, 29 agosto - In Thailandia gli sport da combattimento sono le discipline trainanti da sempre. Il pugilato non ha una tradizione antichissima, ma gode di un vastissimo pubblico di appassionati. Lo conferma anche la decisione del governo che da oltre dieci anni lo ha inserito tra gli sport capaci di recuperare i giovani disadattati. Con risultati decisamente confortanti. I giovani thailandesi frequentano le palestre, ma l’orientamento generale è quello del professionismo, come dimostrano i risultati, dove da sempre, in particolare nelle categorie più leggere, propongono talenti che conquistano le cinture mondiali. Un po’ lo stesso criterio della Corea del Sud e del Giappone, oltre alle Filippine.
Lo conferma anche il medagliere dei Giochi, piuttosto scarno, in rapporto ai risultati tra i “prize fighter”. La prima medaglia a cinque cerchi è stata conquistata nel 1976 a Montreal col ventenne minimosca Payao Pooltarat, entrato in semifinale a spese del magiaro Gedo, campione uscente e dopo aver battuto il romeno Cosma e il russo Tkachenko. Diventa professionista solo nel 1981, dopo soli nove incontri, nell’83 fa suo il mondiale supermosca WBC. Si ritira l’anno dopo e, a conferma della grande popolarità, nel 2001 decide di dedicarsi alla politica per il Partito Democratico di opposizione. Eletto in Parlamento, si adopera a migliorare la condizione di vita della Provincia del Prachub Kirikhan. Deceduto nel 2006, colpito da sclerosi laterale.
L’oro arriva solo nel 1996 ad Atlanta, per merito di un giovane marinaio di 23 anni, Somluk Kamsing, peso piuma, che a livello dilettantistico è stato sicuramente il campione più popolare. E’ già alla seconda esperienza olimpica, la prima volta a Barcellona nel ’92 a 19 anni, stoppato dal pugile di casa Faustino Reyes, medaglia d’argento, che si rivelò solo una meteora nei professionisti.
Ad Atlanta compì imprese eccezionali, battendo prima il russo Paliani, e poi l’argentino Chacon, un guerriero indomito, in finale ebbe la meglio sul bulgaro Todorov (8-5), altro mito in maglietta che per giungere al confronto decisivo si era imposto sul beniamino di casa, Floyd Mayweather jr. dopo un match di rara intensità, per 10-9. La vittoria di Kamsing, elettrizzò il paese che l’accolse trionfalmente e il principe regnante gli assegnò un premio di oltre un milione di dollari e un vitalizio al compimento dei 50 anni. Rifiutò le offerte per passare professionista e difese la propria nazione nei due successivi giochi. A Sydeny nel 2000, fermato nei quarti da Ricardo Juarez (Usa) che giungerà in finale, battuto dal kazako Sattarkhanov, tragicamente scomparso qualche anno dopo, in un incidente automobilistico e pure ad Atene 2004, ormai ultratrentenne. Non salì sul podio neppure in Grecia, superato dal canadese Gaudet e fu l’ultimo impegno ad alto livello. Ad Atlanta combattè anche il fratello maggiore Somrot nei minimosca, sfiorando il podio, battuto nei quarti dal bulgaro Bojlov che vincerà l’oro.

Anche nella squadra asiatica che partecipa ai mondiali c’è un pugile che può raccontare una storia di grande valore umano e sociale. Si chiama Amnaj Ruenroeng, non più un ragazzino, è il più anziano del gruppo, compirà trent’anni a dicembre. Si è conquistato il posto ai Giochi grazie ai mondiali di Chicago dove è salito sul podio ottenendo il bronzo nei minimosca. A Pechino, lottò strenuamente per ripetere l’impresa dei mondiali. Non glielo permise il mongolo Purevdorj, altro talento asiatico, giunto all’argento. Al momento dello stop in finale contro Zou, al secondo round, la situazione era in equilibrio. Ruenroeng quest’anno si è imposto nella King’s Cup, ripetendo il successo del 2008. Nel 2007 si era fermato all’argento, dopo aspra battaglia con Sherali Dustiev del Tajikistan. Terzo ai Giochi d’Asia, si è confermando il migliore thailandese anche salendo nei 51 kg. Nel 1994, nella caotica Bangkok, il quindicenne Amnaj era già popolare fra i coetanei e ben conosciuto alla polizia. La sua specialità era il furto con destrezza e su quello era un maestro. Diverse volte finito in riformatorio, sembrava irrecuperabile. La prima volta che entrò in prigione aveva 16 anni ed ebbe la fortuna di incontrare un educatore che capì che al fondo degli occhi di quel ragazzo in apparenza sfrontato, c’era qualcosa di buono. Iniziò così la battaglia più difficile per Amnaj Ruenroeng. Qualche tempo dopo, vista la buona condotta meritò di far parte del programma di recupero attraverso lo sport e scelse la boxe. Era uno scricciolo di 44 kg. ma teneva testa a ragazzi più grandi e pesanti. Vinse un paio di tornei, ottenne il permesso di combattere fuori dal carcere e al termine della reclusione decise che la boxe sarebbe stata la sua vita. Era bravo, ma in Thailandia attorno ai 48-50 kg. i campioni si sprecano. Dovette aspettare che i vari Pannon, Pongprayo, Pengseelad, Budee, Pannon e Arsai uscissero di scena, battendone qualcuno, per meritare il posto di titolare. Che tiene ben stretto, orgoglioso di difendere la sua patria sul ring. Da pessimo esempio ad atleta esemplare, grazie alla noble art.
La Thailandia non ha portato a Milano le due medaglie di Pechino e pure medagliati ai mondiali del 2003, il mosca d’oro Somjit Jongjohor e il superleggero d’argento Manus Boonjumnong, che aveva artigliato l’oro ad Atene, tenuto a bada dal dominicano Diaz, la più grande sorpresa dei Giochi. Sono arrivati a Milano sei pugili, contro gli otto di Chicago e Pechino, cinque inediti per il mondiale.
La scelte di Mirzo Shamsiev, si sono lo orientate su questi nomi. 58 kg.: Kaeo Pongprayoon (28-3-80); 51: Amnaj Ruenroeng (18-12-79); 54: Chatchai Butdee (26-3-85); 57: Wuttichai Masuk (16-3-90); 60: Saylom Ardee (7-7-86); 64: Apichet Seansit (1-7-87).
Detto di Ruenroeng, i prescelti si sono tutti imposti nella King’s Cup allestita a Bangkok in aprile. Non è stato ritenuto maturo per una rassegna così impegnativa il medio Angkhan Chomphuphuang, impostosi in finale su Cho Deok Jin, che fa parte della squadra coreana.
Il minimosca Kaeo è di buon livello, come ha dimostrato nella Coppa d’Asia, vinta con bella autorità, in particolare superando in finale l’altissimo e giovane indiano Nanao Singh, messosi in luce nel 2007, imponendosi tra i cadetti al torneo di Nuova Dehli, valore confermato al mondiale youth vinto lo scorso anno in Messico. Aver saputo tenere a bada la grande mobilità di Nanao non è merito da poco.

Il gallo Butdee, ha invece pagato scotto in Cina, proprio contro l’indiano Komar, che ha poi pagato lo sforzo, uscendo dal podio più alto. Da osservare attentamente il piuma Masuk, diciannove anni, che ha vinto il campionato d’Asia tra la sorpresa generale. Si era fatto notare alla King’s Cup, ma pochi pensavano potesse spuntarla nella rassegna che convoglia il meglio del continente. Ha dato dimostrazione di grande acume tattico e di una certa potenza, sia contro il nipponico Shimitzuedin che in finale di fronte all’uzbeko Taybayev superato con un netto 12-5. Da seguire con attenzione. Il leggero Saylom Ardee è alla prima esperienza mondiale ma non nuovo a buone imprese. Da tre stagioni è il migliore tra i 60 kg. ma pagava la maggiore esperienza di Piachal Sayota, preferito sia a Chicago che per le qualificazioni ai Giochi, dove si fermò subito ad opera del coreano Baik, a sua volta stoppato da una ferita. Per Ardee è arrivata l’opportunità importante, vedremo come saprà sfruttarla.
Infine, il superleggero Apichet Seansit, che sostituisce il numero due di Pechino, Manus Boonjumnong, uno dei pugili più amati in Thailandia. Compito difficile e lui ben lo sa. Per la cronaca, il medagliere mondiale della Thailandia è meno squillante di quello olimpico, dove figurano 4 ori, 3 argenti e 7 bronzi, contro un solo oro nel 2003 a Bangkok in casa, grazie al magico Somjit Jongjohor che si permise il lusso di battere il pur lanciatissimo cubano Yuri Gamboa nei quarti di finale. Edizione generosa per la Thailandia che raccolse il bronzo col superleggero Manus Boonjumnong e l’argento per merito del leggero Sayota, fermato dal cubano Kindelam per l’oro. Oltre al primo posto di Bangkok, nel complesso, ha raccolto tre argenti e tre bronzi. Non un bilancio esaltante per una nazione dove gli sport da combattimento sono ai vertici della passione nazionale.

Giuliano Orlando
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