venerdì, dicembre 31, 2010

Un video fantastico per auguravi Buon 2011

video

Che spettacolo la natura... Questo Video arriva direttamente dalle isole Similan è stato girato da cari amici di Firenze hanno fatto il Tour 2giorni 1notte con soggiorno in barca.

Buon 2011 a tutti gli amanti della Natura e della Thailandia

giovedì, dicembre 30, 2010

Ecco la via al turismo sostenibile...

Mare cristallino e spiagge di sabbia finissima per le isolette deserte della Thailandia

Dopo gli anni della cementificazione selvaggia, il Paese riscopre i suoi straordinari fondali marini, gli eco-resort immersi in foreste pluviali e le spiagge intatte. Ecco la via al turismo sostenibile di uno dei luoghi più belli della terra



Anche i paradisi (terrestri) hanno un prezzo. Lo sa bene la Thailandia, che per accogliere i turisti nel corso del tempo ha rischiato di pagar caro il suo Eden, con rifiuti in eccesso difficili da smaltire, fondali corallini devastati ed edificazione selvaggia della costa. Negli ultimi anni, però, il Paese sta trovando una soluzione: il turismo sostenibile. Trend in forte ascesa raccolto da molti operatori turistici che sono riusciti a coniugare l'ospitalità raffinata con luoghi incontaminati, autentica tradizione thai e rispetto per l'ambiente.

Leeled è un piccolo villaggio costiero nove chilometri a nordest di Surat Thani, punto di partenza per le più popolari spiagge di Koh Samui e Koh Phang-Ngan, nel Sud del Paese. Si può prendere una barca al Nature Learning Centre e farsi guidare in una mini crociera affascinante e istruttiva. Gli abitanti di questo villaggio immerso nelle mangrovie, utilizzando le proprie risorse, stanno infatti annullando i danni dell'inquinamento trasformando quello che solo quattro anni fa era un pozzo nero in un villaggio acquatico fiabesco. Navigando tra i canali, misteriosamente catapultati in un mondo perduto circondato da una vegetazione che fa pensare a una foresta pluviale preistorica, si possono avvistare martin pescatori, macachi e piante incredibili.

Natura incontaminata anche a Koh Chang, la seconda isola più grande della Thailandia dopo Phuket. Si trova vicino alla Cambogia e il 75 per cento del territorio è coperto da foresta pluviale (e quindi disabitato) con cascate e fittissima vegetazione. La costa, invece, è punteggiata di baie scolpite nella pietra. L'arcipelago è stato proclamato Riserva Naturale nel 1982 e custodisce uno degli habitat meglio conservati di tutto il Sudest asiatico. Di questo paradiso tropicale fa parte l'isoletta di Koh Kood dove, secondo criteri completamente ecologici, è stato costruito il Soneva Kiri: un resort extralusso immerso nella foresta che si raggiunge da Bangkok tramite un volo di circa un'ora su un aereo privato dell'hotel. Oltre alle solite piscina e spa, gli ospiti possono provare il piacere snob di avere a disposizione una biblioteca tutta per sé con i libri che preferiscono.

Un'esperienza sicuramente indimenticabile è la cena al Pod Restaurant: un ristorante sospeso, proprio come se fosse un grande nido su un albero, a 5 metri da terra e specializzato in prelibati piatti della ricca cucina thai. Tutta l'acqua impiegata nella struttura, compresa quella della piscina, è piovana, ma la vera novità del resort è un'eco-villa, firmata dall'architetto Louis Thompson, a emissioni di anidride carbonica pari a zero e con un tetto-giardino pensile che nasconde i pannelli solari, e in grado di mantenere costante la temperatura all'interno. La raffinata suite è stata realizzata secondo gli ultimi ritrovati in materia di tecnologia ambientale da un team di artigiani thailandesi che ha compreso esperti in mattoni di fango, vasai di terrecotte, maestri d'ascia e scalpellini. Il tutto per dimostrare che è possibile fornire gli stessi livelli di comfort a cinque stelle valorizzando la tradizione e la manodopera locale, senza inquinare o stravolgere l'habitat, e impiegando energie rinnovabili.

Non sul mare ma sul fiume Ping si trova infine la città di Chiang Mai, con vista sulla maestosa montagna Doi Suthep. Qui troviamo il RarinJinda Wellness, un boutique hotel che sorge in un'antica casa tradizionale thailandese in teak, risalente a 140 anni fa, nella comunità di Wat Ket. L'hotel ha una delle spa migliori della Thailandia, con terapisti e tecnologie più nuove in materia di benessere nel segno del rispetto del passato.

Fonte: http://www.viaggi24.ilsole24ore.com

giovedì, dicembre 23, 2010

Niente Auguri di Natale ma Auguri sempre...


La gente non sorride, è un Natale di basso profilo quest'anno in quel di Phuket, noto la differenza con altri natali sfavillanti dove si facevano regali costosi e si sorrideva a tutto spian...
Quest'anno sono tutti depressi, in pochi comprano o fanno calcoli per spendere poco. Chissà quanti regali riciclati passeranno di mano in mano!
Ci sono oggetti che girano da tempi memorabili, quando te li regalano pensi solo che il prossimo anno li rifilerai a qualcuno che non sopporti. Il gatto segnaposto in silverplate... O l'ennesima fruttiera dalla forma stravagante.
Oggetti made in china a go go, plastica tossica come se piovesse.

E poi il massimo della depressione le Lady Bar svestite di Rosso con i cappellini ed annesse lucette! Ma che cazzo ne sanno loro di 25Dicembre? Provate a chiederlo alla vostra Tirak cosa è il Natale e poi capirete quanto siano “piccolini” i Thai…

Consumismo allo stato puro in uno stato dove il consumismo sfrenato porta il PIL al +8%!

Dove i ricchi sono sempre più ricchi ed i poveri delle campagne sono la a marcire nelle risaie mentre nella ricca Phuket ci dobbiamo cuccare Jingle Bells in megastereo, diffuso all'unisono in ogni negozio. Stereofonico e ultrasonico.
Mi sento il vomito...

Io gli auguri di Natale quest’anno non li mando a nessuno, quindi mi scuso prima per quelli che li hanno mandati a me e non ricevono risposta!

Ma vi dico AUGURI SEMPRE, tutti i giorni, la vita è una gran bella cosa dobbiamo essere felici tutti i giorni sorridere essere buoni SI ma non a comando il 25 di Dicembre e basta!

Ciaooooooooooooooo

mercoledì, dicembre 15, 2010

Ducati apre uno stabilimento in Thailandia!

Muzzarelli: confermato l'impegno ad andare avanti con il nuovo stabilimento, si è affrontata con realismo e concretezza la situazione

Mentre la Ducati motor si appresta a posare la prima pietra di un nuovo stabilimento in Thailandia (i lavori iniziano proprio in questi giorni), l’assessore regionale alle Attività produttive, Giancarlo Muzzarelli, prova a portare la pace tra l’amministratore delegato della casa motociclistica, Gabriele Del Torchio, e i sindacati, che (preoccupati per le conseguenze della delocalizzazione in Asia dell’ultima fase della produzione delle moto destinate ai mercati orientali per aggirare i dazi) chiedono garanzie per la fabbrica di Borgo Panigale e le aziende della filiera.

Del Torchio lascia il summit che si è svolto questa mattina in Regione con un «no comment», ma Muzzarelli assicura che l’accordo sottoscritto a suo tempo da istituzioni, azienda e sindacati per il trasloco nel nuovo stabilimento (sempre a Borgo) oggi è stato ribadito. Insomma, Ducati non diluisce la propria presenza a Bologna. «È stato confermato l’impegno ad andare avanti con il nuovo stabilimento - riferisce l’assessore - di fronte ai cambiamenti del mercato, si è affrontato con concretezza e realismo la situazione». Da parte sua, la Regione intende svolgere un approfondimento attraverso Ervet sulla subfornitura locale di Ducati. «Le aziende devono avere caratteristiche di qualità e il "fisico" per competere, per questo vogliamo lavorare sul rafforzamento della filiera meccanica, aumentando l’attrattività del sistema regionale e investendo sull’internazionalizzazione», spiega Muzzarelli.

Il segretario della Fiom di Bologna, Bruno Papignani, però, vuole vederci chiaro e non si sbilancia. «È stato un incontro interlocutorio - dice - che non ha risolto i problemi nè li ha aggravati. È servito semmai a ribadire all’assessore le nostre posizioni».

Intanto, a quanto pare, lo stesso Del Torchio è in partenza domani per la Thailandia per assistere all’avvio dei lavori della nuova unità produttiva, dove, così è stato assicurato, si assembleranno le moto per i mercati orientali, superando così l’ostacolo dei dazi.

http://corrieredibologna.corriere.it/bologna/notizie/economia/2010/14-dicembre-2010/ducati-va-thailandia-sindacati-garanzie-borgo-panigale-18175296206.shtml

martedì, dicembre 07, 2010

Stranezze dalla Thailandia.

A Bangkok, in Thailandia, esistono due posti incredibili, due mercati, che abbiamo scoperto grazie a un bel video girato da Terje Sorgjerd. Il mercato di Maeklong esiste da decenni. È rimasto relativamente indisturbato fino alla creazione della ferrovia di Maeklong, quando contrariamente a quello che succede in altre parti del mondo, non c’è stato alcun intervento governativo e nessuna legge di esproprio che abbia costretto i venditori a spostarsi in un altro luogo.

Il risultato? Ogni giorno il treno della Maeklong Railway passa attraverso Maeklong, otto volte al giorno, sette giorni su sette. Il treno passa letteralmente in mezzo al mercato, costringendo i venditori al ritiro delle tende da sole e della merce, e gli acquirenti a trovare un posto per togliersi del binario che funziona come loro unico camminamento.

Immediatamente dopo il passaggio del treno, le tende da sole vengono risistemate nella loro posizione originale, a proteggere la gente e la merce dal calore del sole di mezzogiorno. I contenitori di pesce, frutta e verdura vengono rimessi in posizione e l’attività del mercato riprende come se nulla fosse successo.

The Market from terje on Vimeo.

La seconda parte del video mostra invece il mercato galleggiante di Damnoen Saduak: i piccoli “khlongs” (canali) sono affollati di barche piatte piene di merce, governate da signore pronte a fermarsi e contrattare al cenno di un possibile compratore.

Grazie a Giavasan.





http://www.ilpost.it/2010/12/05/il-mercato-col-treno-in-mezzo-e-quello-sullacqua/

mercoledì, dicembre 01, 2010

Le specialità della cucina Thailandese nei ristoranti Autogrill

Autogrill apre una finestra sul cibo etnico e ospita per due settimane, dal 4 al 15 dicembre, le specialità della cucina thailandese nei ristoranti Ciao di alcuni tra i principali aeroporti italiani, da Fiumicino a Malpensa, da Linate a Capodichino e nella stazione Termini di Roma. L'iniziativa "Gusta i sapori della Thailandia" è stata presentata oggi dal direttore generale Comunicazione e affari istituzionali Giuseppe Cerroni e dall'ambasciatore di Thailandia a Roma Somsakdi Suriyawongse, presso Villa Thai, sede dell'ambasciata thailandese e dal ministro consigliere commerciale prsso l'ambasciata Suchana Chucherd. Saranno nove i ristoranti Ciao Autogrill in cui si potranno assaporare alcuni piatti tipici come le tagliatelle di riso con gamberi o le tagliatelle di riso con pollo, piatti che, hanno assicurato i rappresentanti thailandesi, potranno sposarsi ai migliori vini italiani.

"Il consumo di cibo etnico in Italia è aumentato sia nella ristorazione che nell'uso domestico - ha affermato Cerroni nel corso della conferenza stampa - del 28% nel 2008 e del 37% nel 2009, inoltre 15 famiglie su 100 a casa consumano piatti etnici. Una tendenza che si spiega con viaggi sempre più frequenti verso mete esotiche. Nonostante gli italiani siano per certi versi conservatori in fatto di cibo, e amino i prodotti locali, emerge quindi una propensione all'esplorazione verso i cibi che non appartengono alla nostra tradizione".

"Autogrill ha iniziato una collaborazione con il governo thailandese perchè ama il cibo di qualità e, dal momento che si rivolge ai consumatorui che viaggiano - ha sottolineato Cerroni - ritiene che questo sarà un grande test per capire quale è la percezione dell'italiano medio, anche perchè è finita la stagione dei ristoranti cinesi". L'ambasciatore thailandese Suriyawongse ha evidenziato come il «cibo thailandese è riconosciuto come il terzo più popolare al mondo, e il suo fascino della cucina thailandese non risiede solo nel gusto ma anche nell'attrattiva della presentazione dei suoi piatti». L'esportazione di cibo rappresenta il 18% del totale export della Thailandia e nel 2010 si attende che si espanda fino al 20% per un giro d'affari di 16 miliardi di euro. L'iniziativa è stata battezzata come "un ponte sublime" dall'ambasciatore.

A seconda dei luoghi, "Gusta i sapori della Thailandia" segue calendari. In particolare si svolgerà dal 1 al 15 dicembre agli aeroporti lombardi di Linate e di Malpensa e al centro commerciale Carosello di Carugate (Milano), dal 4 al 7 dicembre alla stazione Termini di Roma, dal 5 al 7 all'aeroporto di Fiumicino a Roma e di Marconi Bologna, dal 9 all'11 dicembre all'aeroporti di Napoli Capodichino e infine dal 10 al 12 agli aeroporti di Bari Palese e di Catania Fontanarossa. "Autogrill rappresenta un osservatorio privilegiato sulle nuove tendenze alimentari, già da tre anni ha lanciato con successo in alcuni ristoranti Ciao i corner Asia, dedicati ai cibi orientali" ha detto Cerroni. Nel 2009 i clienti dei corner Asia nei ristoranti Autogrill sono stati oltre 31.000 con una incidenza del 10% sul totale della clientela. Un corner Asia è già presente a Malpensa ed entro dicembre è prevista l'apertura di un nuovo corner Asia a Fiumicino. Inoltre, si può mangiare sushi nei Ciao di Fiera Milano.

Fonte: http://www.affaritaliani.it/green/autogrill29112011.html

martedì, novembre 23, 2010

Il festival dell'acqua Cambogiano si trasfroma in strage

Una gioiosa festività religiosa si é trasformata in tragedia in Cambogia: almeno 345 persone - ma il numero è destinato a salire -, moltissime delle quali donne, sono morte stasera e almeno 440 sono rimaste ferite dalla calca nella strettoia di un ponticello nella capitale Phnom Penh, dove milioni di cambogiani si sono affollati per i tre giorni della tradizionale Festività dell'Acqua, trasformatosi proprio alla fine dei festeggiamenti in tragedia. A scatenare il panico, secondo quanto evocato da un giornalista del giornale in lingua inglese Phnom Penh Post, potrebbero essere stati gli idranti della polizia, che ha cercato di affrettare lo sgombero del ponte che collega la città all'isoletta Diamond Island al termine dei festeggiamenti, causando la ressa fra le migliaia di persone che l'affollavano.
La causa gli idranti della polizia? - Diversi testimoni parlano anche di una scarica elettrica che avrebbe fulminato diverse persone, e che, secondo il giornalista, potrebbe essere stata causata dall'acqua degli idranti che colpiva i festoni luminosi che ricoprono le campate del ponte. Con l'onda di panico, chi non è caduto nel fiume, annegando, è rimasto schiacciato, stritolato, soffocato dalla folla in preda al panico improvviso. Un medico, citato dalla Cnn, dice che molti corpi hanno segni di scariche elettriche e che fra i morti vi sono anche dei poliziotti. Il portavoce del governo ha detto che "le vittime sono morte per lo più per soffocamento o per lesioni interne".
"E' la più grande tragedia dai tempi di Pol Pot" - Così ha dichiarato in tv il primo ministro cambogiano, Hun sen, riferendosi al dittatore sanguinario a capo del regime dei Khmer Rossi accusato di aver sterminato 1,7 milioni di cambogiani. Ad aggiornare i bilanci in tempo reale in diretta televisiva a notte fonda è stato lo stesso primo ministro cambogiano, alternandosi con un portavoce. Le cifre si sovrapponevano in crescita frenetica: 17, poi 84, 105 solo nell'ospedale di Calmette, poi ancora 180, 278 (di cui 240 donne), 313, 339, infine 345. Cifre sempre precedute dall'avverbio "almeno": il bilancio - ha messo subito in chiaro il premier quando i numeri dei morti erano già a tre cifre, "é destinato ad aggravarsi ancora". Hun sen si è scusato con il suo popolo per la strage, ha fatto le condoglianze alle famiglie delle vittime e indetto un giorno di lutto nazionale per giovedì.
Le immagini - Le tv hanno mandato in onda gente che piange disperata su cumuli di cadaveri, mentre decine di ambulanze si affollavano, in piena notte, sul luogo della tragedia. "Stavamo attraversando il ponte verso Diamond Island, quando alcune persone hanno cominciato a spingere dal lato opposto. Ci sono state spaventose grida di panico. La gente ha iniziato a correre, cadendo le une sulle altre. Anch'io sono caduto. Sono ancora vivo perché qualcun'altro mi ha rimesso in piedi", ha raccontato Kruon Hay, 23 anni. Il ponte dov'é avvenuta la strage è quello che collega la città alla Diamond Island (Koh Pich), cuore dei festeggiamenti, che sorge sul fiume Tonle Sap, che a sua volta collega il grande omonimo lago al fiume Mekong. Sull'isoletta si era appena svolto un concerto dopo le tradizionali regate.
La fesa più importante della Cambogia - Ogni anno a Phnom Penh arrivano milioni di cambogiani per partecipare alla Festa dell'Acqua (Bom Om in lingua Khmer), una delle più importanti festività cambogiane che dura tre giorni e si svolge in tardo autunno. Per l'occasione la gente si innaffia reciprocamente con l'acqua come segno beneaugurante per il nuovo anno. Durante la Festa dell'Acqua si svolgono anche gare fra barche. La festività cade annualmente in ottobre o novembre in occasione della luna piena, quando la corrente del fiume Tonle Sap, che normalmente confluisce nel Mekong, inverte la sua corrente per la piena stagionale del Mekong e riempie, a monte, il grande lago, Tonle Sap, alluvionando le pianure circostanti, garantendo buoni raccolti e pesce in abbondanza. Per questo si tratta di una sorta di ringraziamento al fiume Mekong
22 novembre 2010
Fonte: http://notizie.tiscali.it/articoli/esteri/10/11/22/calca_cambogia.html

mercoledì, novembre 17, 2010

Ritorno in paradiso... Racconto fotografico di un viaggio tra amici alle Isole Similan (Thailandia del Sud)

Foto 13 di 61 Torna all'album · Le mie foto


Un viaggio fantastico alle isole Similan, un gruppo di 10amici per due giorni ed una notte in Paradiso... Regolarmente aggiungerò foto e descrizione sul mio profilo facebook di questa esperienza, chi non ha accesso alle foto deve iscriversi al social network questo il mio indirizzo:

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sabato, novembre 13, 2010

L'ora della liberazione di Aung San Suu Kyi si avvicina.

"Ora Aung San Suu Kyi è libera". Queste le parole del portavoce della premio Noble per la pace, l'avvocato Nyan Win.

L'ora della liberazione di Aung San Suu Kyi si avvicina. La frenesia delle forze di polizia davanti alla sua casa di Yangon sta crescendo , mentre i suoi sostenitori si stanno radunando davanti alla sede del suo partito, il Nld, la Lega Nazionale per la Democrazia.

Il suo avvocato, Nyan Win, parlando ai giornalisti, aveva precisato che non sussisteva più alcuna ragione per prolungare la detenzione di Suu Kyi, la quale ha già in agenda un incontro con il comitato centrale dell'Nld e i giornalisti. Tuttavia la leader democratica aveva avvisato che se gli venisse imposta come condizione la rinuncia all'attività politica, avrebbe rifiutato il rilascio.

La liberazione avverrebbe pochi giorni dopo le elezioni farsa decise dalla giunta militare al potere, boicottate dall'Nld. E' questa la causa per cui la giunta ha ordinato lo scioglimento del partito, che aveva trionfato nelle ultime elezioni democratiche del paese in seguito alle quali Suu Ki venne messa agli arresti domiciliari. I risultati delle ultime elezioni non sono ancora completamente noti.

13:01 - Alcuni leader del Nld, hanno esortato i sostenitori del premio Nobel per la Pace a lasciare la sede del movimento e tornare domattina, poiché‚ appare ormai improbabile che la leader dell'opposizione birmana venga liberata oggi, come si credeva in un'atmosfera carica di aspettative e speculazioni. Lo riferisce il sito di Irrawaddy, organo di informazione della diaspora birmana.

18:15 - La giunta miitare birmana ha concesso il visto di ingresso al suo figlio minore Kim Aris. Il visto è stato emanato dall'ambasciata birmana a Bangkok, Thailandia, dove si sarebbe recato appositamente per l'imminente rilascio della madre. I due non hanno nessun tipo di comunicazione da oltre dieci anni. Suu Kyi ha un altro figlio, Alexander, maggiore di Kim.

La liberazione del premio Nobel per la pace è questione di ore. Oltre duemila sostenitori si sono riuniti davanti alla sede del suo partito, ma uno dei dirigenti li ha invitati ad andare a casa e ritornare domani, dato che ormai non sarebbe più probabile che il rilascio avvenga oggi.

Link: http://it.peacereporter.net

lunedì, novembre 08, 2010

Storico secondo posto per le Italiane a Phuket World tour

Fonte: http://www.beachvolleymagazine.it

marta_vally_in_finale_quattro

Si può restare delusi per un secondo posto ottenuto contro una coppia che schierava la vincitrice delle ultime due edizioni dei Giochi Olimpici (Atene 2004 e Pechino 2008) ?

Sicuramente, assolutamente, decisamente no...

La pattuglia azzurra torna da Phuket, Thailandia, locazione del'ultima tappa dello Swatch FIVB World Tour, conquistando una medaglia d'argento che ha davvero dell'incredibile: è il miglior risultato italiano di sempre, è un punto di partenza per il progetto di un gruppo in pieno divenire e perfettibile che ora, lo sappiamo bene, può avere un futuro.

Con Marta Menegatti; che in questa stagione si conferma autenticamente un grande talento. Ottima non solo per il suo livello tecnico, ma per la sua capacità di cambiare partner e di esprimere comunque una continuità di risultati che ha davvero qualcosa di spettacolare ed unico.

Nell'estate 2010 ha disputato la massima competizione juniores continentale (Kos, Grecia, insieme a Laura Giombini) e la più importante rassegna mondiale (Alanya, Turchia, assieme a Victoria Orsi Toth): e sono arrivate due medaglie d'argento.

Lei e Greta Cicolari (assente negli ultimi due eventi del circuito iridato in Asia causa infortunio) sono dal 2009 la prima coppia azzurra che ci ha fatto capire come qualcosa di importante stava iniziando a maturare: il quarto posto di Sanya di 12 mesi fa ci ha fatto rivivere le stesse emozioni di quest'anno...

La novità di quest'estate è stata Elisa Cella: non una novizia del beach-volley, che tra World Tour e tappe Challenger e Satellite CEV è cresciuta esponenzialmente, in silenzio, com'è nel suo stile, lavorando sodo, imparando con umiltà ed adeguandosi ad una realta che è entrata appieno nella sua pelle

Con la sua partner anch'essa all'esordio con la casacca azzurra, Valeria Rosso, che è stata sua compagna fino a quando Elisa è tornata in palestra con la sua squadra indoor. Anche per Vally questo 2010 rappresenta davvero l'apice della sua attività sulla spiaggia, ha iniziato con Lucia Bacchi, nel 2009 si è accompagnata a Carolina Costagrande, quest'estate con Elisa ha potuto con continuità incrementare ed affinare quel talento da pura ecclettica che indubbiamente possiede: non a caso come ha fatto in A1 con la sua Novara, nella scorsa annata agonistica, dove si è confermata l'unica vera universale delle giocatrice italiane.

Fino a disputare alcune partite addirittura da libero, che non è dato da poco per chi come lei è un centrale di estrazione naturale...

marta_vally_in_finale_cinque

Una nazionale azzurra femminile che, sotto le indicazioni tecniche di coach Lissandro, ha poi colto un primo posto nella Pool della Continental Cup giocata a Las Palmas, in Spagna, a metà ottobre.

Da qui si ripartirà: auspicando che il finale di questa positiva annata coltivi un naturale prosieguo in tutto il 2011, stagione fondamentale in chiave di qualificazione olimpica, per acquisire e scalare quelle posizioni fondamentali nel ranking internazionale.

In questa chiave di lettura, non dimentichiamo Daniela Gioria e Giulia Momoli, la cui annata non è giudicabile, in quanto l'infortunio di Daniela ha fatto perdere purtroppo troppi appuntamenti. Ci sarà tempo di recuperare anche per loro...

La prossima, e questa è un'opinione puramente personale, deve essere una stagione dove vorrei parlassero solo i risultati: tralasciando tutto il resto, la comprensibile amarezza di essere fuori dalla selezione nazionale, dal "giro" che conta....ritengo che la scelta tecnica vada comunque rispettata, anche se dolorosa nei propri confronti, e questo accade sempre in tutti gli sport.

Anche se costringe ad affrontare in ogni nuova annata il problema di reperimento dei mezzi economici per il proseguimento, che per un team autonomo è fondamentale: tolto il Dio Pallone, purtroppo, la situazione in Italia non prevede per sport minori come purtroppo è ancora il beach soluzioni differenti....

Lasciamo spazio solo alla disciplina giocata: e alla fine della futura annata si faranno i necessari conti, la "meritocrazia" applicata allo sport funziona sempre...

Notazione: la riflessione giunge da persona orgoglioso membro del gruppo che, sul social network Facebok, raccoglie i sostenitori del nostro team "fucsia". Sia ben chiaro: il colore, azzurro o differente, non conta assolutamente nulla: nel 2011 c'è un sogno da perseguire e che è iniziato sotto buoni auspici in questa settimana...

C'è una qualificazione olimpica che deve essere raggiunta: non sappiamo al momento attuale chi rappresenterà tra tutte le ragazze l'Italia. Ma è certo che vogliamo solo risultati: chiari, soddisfacenti, netti che ci possano riempire d'orgoglio come è successo oggi.

Per le valutazioni tecniche ci sarà tempo: sarà bravo chi le ha compiute e se andranno nella direzione intravista, sorgerà il dubbio se non saranno suffragate...ma ora riposiamoci, anzi riposatevi voi atlete per qualche mese e poi siate tutte pronte a riprendere un percorso che, alla luce dell'obiettivo, diventa comune pur con i doverosi distinguo evidenziati..

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Conclusa questa doverosa premessa, torniamo per l’ultima volta a raccontare l’epilogo del World Tour: Kerri Walsh ha vinto il 39° titolo della sua luminosa carriera, come il pronostico della vigilia le assegnava ampiamente.

Con la sua partner Nicole Branagh, le teste di serie n. 4 hanno sconfitto le nostre hard-beachers tricolori, che hanno compiuto una cavalcata sensazionale dal tabellone perdenti con la testa di serie n. 16: 2-1 il responso di una bella finalissima, che ha divertito ed entusiasmato il pubblico presente (anche con una bella presenza di nostri connazionali..) e chiusa in 63 minuti, parziali siglati sul punteggio di 21-23, 21-14 e 15-11.

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Carolina e Maria Clara Salgado (8) hanno invece vinto la medaglia di bronzo, sconfiggendo le brave olandesi Sanne Keizer/Marleen Van Iersel (11): 2-0 il risultato finale, in 42 minuti complessivi di gioco (21-17 e 21-14).

Il titolo odierno garantisce a Kerri il record assoluto di vittorie di tutti i tempi, dopo che per due anni aveva detenuto il precedente fermo a 38 allori (stabilito nel 2008 insieme alla sua storica compagna della sabbia, la magica Misty May-Treanor), quando aveva anche giocato il suo ultimo appuntamento nel circuito iridato.

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Dopo due vispi bimbi (maggio 2009 e 2010), è tornata: ed ancora sul gradino del podio che compete alle Regine… Un vero fenomeno: a Sanya, settimana scorsa, è arrivata quinta con la Branagh (nel 2008 avevano vinto a Dubai, l’unico precedente assieme..), prendendo le misure, state attente, Juliana Felisberta da Silva e Larissa Franca, la “castigatrice” è tornata e non pare essere cambiata molto..

Ecco le sue parole, dall’alto della sua statura, la donna dalla lunga coda e dagli occhi di ghiaccio si è così espressa: “Mi sembra di essere tornata in un mondo diverso da quello solito che avevo lasciato, troppo tempo era passato in questi 24 mesi…La vittoria ha un sapore speciale, è la mia prima da mamma…Adesso sono stanca, ma mi sento bene: stamattina prima della partita ero molto nervosa, ma ora sono felice ed euforica !”.

Le statunitensi diventano la quarta coppia assoluta femminile a vincere una tappa FIVB dopo essersi aggiudicate cinque gare nel tabellone perdenti (n.d.r. anche Rosso/Menegatti avrebbero potuto fare lo stesso....).

Come si diceva ieri, lo stop patito dalle giocatrici degli States ad opera delle iberiche Elsa Baquerizo/Liliana Fernandez Steiner è stato assorbito con maestria: ed oggi, dopo essere state colte di sorpresa nel primo parziale dall’entusiasmo e dal veemente inizio delle nostre atlete, le più esperte giocatrici hanno reagito ed impattato nel secondo set.

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Nel tie-break, il duo stelle e strisce ha messo la testa avanti sul 5-4: e poi, grazie ad un parziale di 6-2 a proprio favore, ha messo la freccia decisiva di sorpasso sull’11-6, chiudendo la gara.

Menegatti/Rosso, partite in sordina, ieri erano entrate nel Club che conta del beach–volley italiano: in precedenza solo cinque coppie avevano raggiunto una semifinale, scandita da un unico bronzo (2001). Dopo questa domenica novembrina, diventano le prime a disputare un match che assegnava il gradino più alto del podio: ed hanno scritto una pagina che nella Storia del movimento sarà ricordata e resterà impressa negli anni….

Tra l’altro, sono andate vicinissime ad essere davvero le prime in un clamoroso record nello Swatch FIVB World Tour: vale a dire a vincere un evento dopo aver perso al primo turno del Main Draw: nessuno lo ha fatto in 19 anni !

Il resto è qualcosa di fantastico e da raccontare ai propri figli , accarezzando le loro testoline intorno al fuoco di un camino e sorseggiando una bevanda, mentre i piccoli ascoltatori sgraneranno i loro occhioni increduli: una coppia che è nata per caso ha saputo vincere sette gare consecutive e sfiorare l’oro, non sfigurando, anzi…

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Come nota Valeria Rosso ai microfoni dei cronisti dopo la premiazione : “In verità noi eravamo convinte di poter vincere questa medaglia d’oro: qui lo dico e non lo nego, siamo entrare in campo con una grandissima voglia, non eravamo assolutamente soddisfatte di quello che avevamo fatto. Altre potevano essere appagate, ma non noi, chi ci conosce lo sa, abbiamo dato tutto, fino all’ultima palla che è caduta…

Se devo trovare una chiave di lettura tecnica alla sconfitta, devo dire che oggi purtroppo non abbiamo servito bene: però…quando eravamo con la medaglia al collo ci siamo guardate negli occhi, ci siamo abbracciate ed abbiamo capito meglio cosa avevamo fatto, qualcosa di grande, siamo cresciute entrambe moltissimo !”.

Le sorelle Salgado sono state tra le vittime delle nostre magnifiche ragazze: la sconfitta in semifinale le ha relegate alla finalina, dove hanno raccolto il terzo bronzo del 2010 e la nona medaglia della loro carriera.

Maria Clara, sorridente malgrado l’evidente delusione, ha rilevato. “Inutile rimarcarlo: avremmo voluto giocare un’altra finale, quella più importante. ..Va bene lo stesso: abbiamo finito in crescendo (n.d.r. quarte a Sanya, in Cina), anche se eravamo stanche perché in Brasile abbiamo preso parte anche al Tour nazionale. Anzi, adesso torniamo a casa per la prossima tappa…Il lato positivo di questa annata è che l’anno prossimo, grazie a quello che siamo state capaci di fare, non dovremo più disputare i Country Quota !”.

Le quarte classificate, Keizer/Van Iersel, hanno sconfitto in precedenza le coppie teste di serie n. 2 e 3, prima di perdere la semifinale contro le future vincitrici: prima del match per il bronzo, avevano sconfitto tre volte su quattro le sudamericane.

Una curiosità finale: nella gara valida per il terzo gradino del podio erano di fronte le due giocatrici con il servizio più letale del World Tour, vale a dire la Van Iersel e Maria Clara Salgado (rispettivamente prima e seconda nella speciale classifica che ne riporta e registra la velocità assoluta… ).

Phuket, nelle sue cinque edizioni fin qui organizzate, vede dunque quattro successi finali americani: con la Walsh che ha vinto anche nel 2007 (con Misty) e Jennifer Kessy/April Ross nel 2008 e 2009.

E’ proprio tutto per l’ultimo appuntamento che ho condiviso con voi nello Swatch FIVB World Tour 2010: anzi no, non è finita, tra qualche settimana vi relazionerò sugli Awards che verranno assegnati nelle varie categorie di merito.

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Beach Volley Magazine vi traghetterà poi di consueto fino alla prossima stagione: con la Continental Cup, con tutte le notizie che, si spera, saranno sempre di vostro interesse.

La copertura è stata davvero completa ed impegnativa: World Tour FIVB, CEV (Satelliti e Challenger, Finali), AVP (finchè c’era..) e Banco do Brasil, Campionati Mondiali ed Europei Juniores, tutti sempre integralmente, nulla è sfuggito…

Per il prossimo anno ci sono progetti per rendere questo magazine elettronico sempre più interessante ed approfondito: speriamo di realizzarli tutti, il vostro riscontro è la molla essenziale che ci spinge ad essere sempre più completi.

Il mio ringraziamento va infine a chi anche quest’anno mi ha affidato la “gestione” dell’annata internazionale ed europea: e sono le persone che hanno anche creato questo punto di riferimento del beach volley, pronti a credere da subito come fosse importante in Italia una informazione più attenta alla disciplina.

B.V.M. cresce di anno in anno e voi con noi, grazie di cuore per tutti i riscontri che ci vengono dati e che ci fanno piacere quando vengono riferiti ai diretti interessati.

Specialmente perché nessuno di noi è un giornalista professionista e si ritaglia gli spazi per postare unicamente tra il lavoro e gli impegni della propria vita: che continua inesorabile ed implacabile tra un resoconto e l’altro…

Con vittorie e sconfitte, più o meno come per i campioni e le campionesse che amiamo con voi…

L’appuntamento è a prestissimo, seguiteci sempre e…..STAY TUNED !

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martedì, novembre 02, 2010

A Phuket l'ultimo appuntamento dello Swatch Fivb World Tour 2010


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Per la sesta volta la spiaggia di Karon Beach, a Phuket, ospita una tappa del World Tour: e, come l'anno scorso, si tratta di quella di chiusura in questa intensissima stagione agonistica.

Gli uomini avevano già ultimato il loro calendario a fine agosto, a l'Aia, in Olanda, mentre le donne, dopo Sanya (e la Cina), scelgono ancora l'incantevole Asia per un "vernissage" finale in una locazione davvero incantevole.

Vediamo insieme com'è andata nelle cinque edizioni precedenti del Phuket Thailand Open:

- nel 2005 (si giocava un Challenger FIVB, allo scopo di promuovere turisticamente la zona dopo il terribile tsunami che aveva flagellato l'area geografica) il successo andò alle nipponiche Eiko Koizumi e Shanako Tanaka

- nel 2006, in una finalissima tutta cinese, Chen Xue/Xi Zhang sconfissero Jia Tian/Jie Wang: 2-0 (21-18 e 21-15) in 48 minuti. Una curiosità: due anni più tardi, ai Giochi Olimpici di Pechino, Tian/Wang ebbero la meglio su Xue/Zhang in semifinale e poi persero nella gara che assegnava il primo gradino del podio contro le "icone" Walsh/May-Treanor.

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- nel 2007 Misty e Kerri superarono le connazionali Nicole Branagh ed Elaine Youngs: 2-1 (21-18, 16-21 e 15-13) in 58 minuti. Curioso gioco di incroci: Tian e Wang quell'anno ottennero il bronzo, l'anno prima Walsh/May conclusero terze (perdendo in semifinale con Xue/Zhang).

- nel 2008 l'oro andò a Jennifer Kessy ed April Ross: 2-1 (18-21, 21-14 e 15-12) in 63 minuti contro le connazionali Branagh e Turner.

- nel 2009 Jen & April si ripeterono contro Akers/Turner: 2-0 (21-12 e 21-17) in 37 minuti. Il podio tutto USA fu negato dalle russe Maria Bratkova ed Evgenia Ukolova, che divennero il primo team femminile del loro paese a conquistare una medaglia nello Swatch Fivb World Tour: nella finale per il terzo posto ebbero infatti la meglio per 2-1 (15-21, 22-20 e 15-9) in 53 minuti su Lauren Fendrick ed Ashley Ivy.

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Phuket conta circa 80.000 abitanti: capoluogo dell'omonimo distretto, si affaccia sulla costa del mare delle Andamane.

E' suddivisa in due subdistretti (o "tambon"): Talad Yai e Talad Nuea.

Da parecchi anni è raggiungibile da Bangkok con numerosi aerei di linee minori, anche se sono ancora in uso i collegamenti via autobus (durata: circa 12 ore !).

Impossibile non ricordare il disastroso maremoto che, nell'Oceano Indiano, il 26 dicembre 2004, la rese tragicamente uno dei centri thailandesi maggiormente colpiti dal terribile evento.

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Fonte: http://www.beachvolleymagazine.it

domenica, ottobre 31, 2010

Il punto della situazione in Thailandia a cinque mesi dagli scontri tra governo e camicie rosse

Fonte: http://www.ilpost.it/2010/10/29/camicie-rosse-thailandia/

Il mondo se n’è già dimenticato. Ma in Thailandia, dove ai fantasmi si è sempre dato un certo peso, si fa fatica a mettere una pietra sopra quei giorni. Cinque mesi fa, televisioni e giornali di ogni angolo del pianeta mostravano le immagini di una Bangkok teatro degli scontri tra l’esercito e le cosiddette “camicie rosse” con il risultato di 91 morti, 1300 feriti e 27 edifici distrutti. Ora che il sangue è asciutto e che il traffico è ritornato ad ingolfare le strade della capitale tailandese, il mondo ha già spostato lo sguardo altrove, a cercare altre stragi, altri eroi, altri drammi. Massacri simili e “sanguinosi maggi” dopotutto non sono una novità nella storia tailandese recente e sono tutti sfociati nel nulla: perché questo dovrebbe essere diverso da quelli del passato?

«Ci siamo cascati tutti» mi ripete un accademico occidentale cercando di essere in qualche modo consolatorio. Tutti, il 19 settembre del 2006, avevamo applaudito i militari che avevano ribaltato il governo Thaksin con un colpo di stato non violento. Tutti noi, la mattina seguente, eravamo per strada assieme a tanti bangkokiani a portare gelati e bibite fresche ai soldati di guardia in ogni angolo della città. Tutti ci eravamo fatti fotografare davanti al Palazzo del Governo, accanto ai militari, sullo sfondo dei carro armati dai cui cannoni, proprio come recita una vecchia canzone pacifista italiana, uscivano letteralmente fiori anziché munizioni. Tutti eravamo convinti che quel colpo di stato, per quanto logicamente fuorilegge, fosse una cosa buona per la Thailandia. Ed avevamo certamente delle ottime ragioni per farlo.

Thaksin: uomo d’affari multimiliardario (in Europa famoso per essere stato proprietario del Manchester United dal 2007 al 2008) in un paese di poveri ricchi di scheletri – scheletri veri e propri – nell’armadio; corrotto all’inverosimile, come il giornalista Sondhi aveva dimostrato all’intero paese da un palco alzato nel centro di Bangkok; arrogante e sprezzante di ogni autorità, voci di corridoio dicevano fosse intenzionato ad usurpare il potere dall’amatissimo e venerato re per rimpiazzare la monarchia con una repubblica, di cui si sarebbe fatto presidente; responsabile nel 2003, in barba ai diritti umani, di aver scatenato una “guerra alla droga” che si era lasciata alle spalle 2.500 uccisioni per mano delle autorità, delle quali più della metà giustificate da ragioni politiche, ed in merito alle quali, interrogato dalla comunità internazionale, aveva risposto che “le Nazioni Unite non sono mica mio padre”.

Thaksin si era rivelato un dispotico calcolatore, capace con le sue bravate di mettere completamente in ombra le valide riforme, dalla sanità all’istruzione, grazie alle quali si era sempre aggiudicato la maggioranza alle urne. Non ci eravamo forse sbagliati di molto nel prendere le distanze da Thaksin, ma forse avremmo dovuto ascoltare meglio un vecchio proverbio tailandese che mette in guardia dal “fuggire dalla tigre per trovare un coccodrillo”. I militari, togliendo i fiori dai cannoni, abolirono la costituzione introducendo la legge marziale, censurarono i mass media a tappeto e cancellarono le elezioni democratiche, previste per lo stesso novembre, promettendo di ristabilirle “entro un anno”.

Le elezioni furono invece indette soltanto quindici mesi dopo, nel dicembre del 2007, e chi le vinse fu nuovamente il partito di Thaksin, nonostante quest’ultimo fosse in esilio. Un gruppo di tailandesi, composto per la maggioranza da bangkokiani, capitanati dal giornalista Sondhi, ormai diventato leader politico, scese quindi in piazza indossando camicie gialle, il colore del re, dando inizio ad una serie di manifestazioni che sfociarono nell’occupazione del Palazzo del Governo, per quattro mesi consecutivi, e dell’aeroporto internazionale di Bangkok, per una settimana. In modo a dir poco “bizzarro”, per parafrasare il reporting della CNN in quell’occasione, il thaksiniano primo ministro Samak fu costretto a dare le dimissioni nove mesi dopo, accusato di conflitto d’interessi per aver partecipato, dietro compenso, ad un programma televisivo culinario, dove aveva presentato la sua ultima creazione gourmet, lo “stinco in Coca Cola”; e il suo successore, Somchai, venne rimosso dopo altri due mesi con l’accusa di frode elettorale. Abhisit, leader dell’opposizione, fu quindi eletto premier dal parlamento.

Le camicie rosse diedero allora il cambio al precedente movimento giallo, organizzando manifestazioni in un clima di crescente censura da parte del governo Abhisit. Il 12 marzo 2010, convinti della loro imminente vittoria in virtù del consistente seguito popolare, a migliaia entrarono a Bangkok trionfanti a bordo di pick-up, rimorchi, bus, treni ed altri mezzi di fortuna, con bandierine e fascette rosse attorno alla fronte, per protestare e chiedere le elezioni. Dopo due mesi d’occupazione dell’area più centrale della città, il primo ministro Abhisit, dichiarando lo stato d’emergenza che proibisce raggruppamenti di più di cinque persone, rendeva automaticamente fuorilegge la distesa di manifestanti radunata nella capitale, dando il via libera all’intervento militare che sarebbe culminato nel massacro del 19 maggio.

Oggi, le bombe rinvenute regolarmente in giro per Bangkok, della cui paternità il governo ed i rossi si accusano reciprocamente, fanno sì che lo stato d’emergenza non venga ancora ritirato dalla capitale. Soldati con fucili in braccio e dita sul grilletto camminano avanti e indietro in varie parti della città e davanti ad ogni stazione del treno elevato, per ricordare ai simpatizzanti rossi chi ha il controllo della zona e, contemporaneamente, per non far scemare il livello di tensione nella capitale. La censura, giustificata dallo stato d’emergenza, ha raggiunto un livello imbarazzante, in cui ogni dissidente può essere arrestato perché “dannoso per la stabilità nazionale” in quanto “promotore di disunità tra il popolo”.

Editori, giornalisti e webmaster pro rossi sono quindi dietro le sbarre, i siti internet vengono chiusi a ripetizione, le pubblicazioni più critiche subiscono la sospensione; recentemente, persino una venditrice di ciabatte raffiguranti i volti di parlamentari sulla suola è stata tratta in arresto. Un numero imprecisato di camicie rosse restano in cella e rischiano la pena di morte per “terrorismo”, mentre nuove manifestazioni sono tassativamente vietate, anche se il governo ogni tanto concede ai rossi di protestare per mezza giornata in qualche area designata.

Le camicie gialle hanno invece protestato più volte a Bangkok, e nei loro confronti non è stato preso alcun provvedimento; il premier in un’occasione si è anzi unito a loro per una discussione. Le occupazioni di governo ed aeroporto durante le manifestazioni delle camicie gialle restano impunite a causa di processi che non iniziano mai. Allo stesso modo, i responsabili del colpo di stato del 2006 sono a piede libero, protetti da un emendamento della costituzione.

Anche se il mondo ha distolto l’attenzione dalla Thailandia, e i turisti hanno rincominciato ad atterrare al Suvarnabhumi come se niente fosse, il paese del sud est asiatico, la cui spensieratezza e cordialità gli valse il nome di “Terra dei Sorrisi”, continua a fare i conti con le conseguenze del suo passato recente. Dietro le porte delle case, nei vicoli, nelle risaie di campagna, le persone continuano a parlare. Anzi, come mi ha fatto notare una camicia rossa nella provincia di Udon Thani, parlano forse ancora più che nel periodo pre-censura. I fantasmi del massacro sono vivi come non mai.

(pubblicato su China Files)

giovedì, ottobre 28, 2010

Il Segretario Onu in una visita lampo in Thailandia.




THAILANDIA-ONU
Ban Ki-Moon compie una visita lampo in Thailandia e esorta a trovare l’armonia interna
di Weena Kowitwanij

Il Segretario generale delle Nazioni Unite ha dichiarato che l’Onu è pronto a fornire supporto tecnico al Comitato Thai di solidarietà, per trovare una soluzione armonica ai problemi sociali e politici interni. Chiesto il rilascio dei leader delle Camice Rosse.

Bangkok (AsiaNews) – Ban Ki-Moon e sua moglie, Bun Soon-Taek hanno compiuto una visita di un giorno in Thailandia, prima di recarsi a presenziare al terzo vertice congiunto Onu-Asean. Il primo ministro thailandese Abhisit Vejjajiva l’aveva invitato a Bangkok quanso si erano incontrati il 6 ottobre scorso a New York all’apertura ufficiale del progetto Elfi (Enhancing Lives of Female Inmates) lanciato dalla principessa Bajrakitiyabha, più noto come il progetto Kamlangjai. Scopo della visita, da parte del primo ministro, era quello di presentare un’immagine del ruolo creativo della Tailandia nella regione, e l’opportunità di avviare discussioni bilaterali nel palazzo del Governo.

Dopo il colloquio, Ban Ki-Moon ha detto: “Spero che la Thailandia raggiunga l’armonia grazie al dialogo reciproco, e ci sarà una soluzione migliore nel problema dei 91 morti…con un’indagine trasparente, dove entrambe le parti avranno un ruolo, e questa sarà la strada per rinforzare la nazione Thai”.

Il Segretario Onu ha aggiunto: “La crisi in Thailandia è un problema interno e deve essere risolto nel quadro dei problemi sociali e politici del popolo Thai. L’Onu è pronto da dare il supporto tecnico al Comitato Thai di solidarietà, come abbiamo già fatto”. Il Primo ministro Vejjajiva ha risposto al giornalista sul problema di Arisman Phongroengwrong, un leader delle Camicie Rosse nascosto in Cambogia, fatto di cui il governo ha le prove. “Questo non è un tema che può portare a una controversia, e non toccherà le relazioni fra Thailandia e Cambogia. Dobbiamo partire dalla considerazione che nazioni vicine dovrebbero dare collaborazione reciproca nel caso che ci sia qualche cosa che mina la stabilità di una nazione. Il Primo ministro Hun Sen ha detto che se c’è la prova che qualcuno ha infranto la legge e si nasconde in Cambogia è pronto a cooperare”.

Nel pomeriggio Jatuporn Phrompan ha presentati a Ban Ki-Moon il documento e il CD preparati dal Pheu Thai Party sui fatti di maggio, e li ha dati anche alla sede Onu in Thailandia, dicendo che “Il popolo Thai si sta dividendo in gruppi e il governo non da attenzione al movimento”.

Jatuporn paragona I fatti del 19 maggio a quanto è accaduto 30 anni fa nella città coreana di Kwang Ju. Ha anche chiesto il rilascio dei leaders delle Camicie Rosse a cui non è stato concesso di uscire su cauzione. La moglie del Primo ministro, Phimpa Vejjajiva, ha accompagnato la signora Soon-Taek a visitare le donne recluse nel carcere di Klong Prame dove grazie al “Kamlangjai Project” le prigioniere ricevono appoggio morale, cure mediche di base e opportunità di un reinserimento nella società. Il progetto offre la possibilità alle prigioniere che hanno bambini piccoli di stare con loro e allattarli.

giovedì, ottobre 21, 2010

Moratoria per le dighe sul Mekong: distruggono ambiente e popolazione.




Il Laos e la Cambogia programmano dighe per vendere energia elettrica. La Cina ha 4 grandi dighe a monte ed è accusata di sottrarre l’acqua. A rischio l’ecosistema del fiume e la vita di 65 milioni di persone. Vietnam e Thailandia non contrarie a un coinvolgimento degli Usa.

Hanoi (AsiaNews/Agenzie) – Circa 65 milioni di persone vivono lungo il fiume Mekong, che li sostiene grazie alla pesca (stimata valere 3 miliardi di dollari annui) e agli allevamenti ittici. Ma ora il fiume, lungo 4.880 chilometri e ritenuto il 2° più ricco al mondo per biodiversità, è minacciato da molti progetti di dighe idroelettriche, tra cui la diga Xayaburi, che a settembre il Laos ha sottoposto alla Commissione per il Fiume Mekong (Cfm).

Il povero Laos vuole realizzare energia da vendere a Thailandia e Vietnam. Il costo di costruzione sarà in gran parte coperto da una ditta thailandese. Ma ambientalisti e residenti sono preoccupati perché nessuno ha studiato in modo approfondito le possibili conseguenze per l’ambiente delle molte dighe previste. Chiedono una moratoria di alcuni anni per studiarle.

Secondo Kraisak Choonhavan, ex senatore e viceleader del Partito Democratico al governo in Thailandia, “gli effetti della diga Xayaburi saranno devastanti per tutti i Paesi, Laos, Thailandia, Cambogia e Vietnam”.

Il World wildlife found avverte che la diga, che sorgerà al confine con la Thailandia, darà il colpo finale al pesce gatto gigante (che raggiunge i 300 kg di peso) e ad altre 41 specie di pesci a rischio estinzione. La diga bloccherà la migrazione dei pesci, con grande danno per la Cambogia che prende dalla pesca l’80% delle proteine consumate. Esperti prevedono che sconvolgerà la vita e i redditi di almeno 200mila thailandesi. A inizio settembre i residenti thailandesi della zona hanno scritto al premier Abhisit Vejjajiva di opporsi alla diga.

Lo scontro è acceso anche perché la Xayaburi, che si prevede produca 1.260 megawatt di energia, sarà la prima di 11 dighe previste nel basso corso del Mekong, di cui 9 nel Laos, che vuole diventare la centrale energetica della regione.

Per disciplinare lo sfruttamento del fiume, Laos, Cambogia, Thailandia e Vietnam hanno costituito la Cfm e la diga Xayaburi sarà la prima a essere esaminata come una questione internazionale. Alla Cfm, costituita nel 1995 ma che si è riunita per la prima volta lo scorso aprile, non hanno aderito la Cina, dove il fiume nasce, né il Myanmar, che partecipano quali osservatori.

La Cina ha già costruito 4 dighe sul Lancang, il corso del Mekong in Cina, tra cui una alta 292 metri. Ne ha in progetto numerose altre.

C’è grande preoccupazione e Philip Hirsch, direttore del Centro Ricerche per il Mekong presso l’Università di Sidney spiega al South China Morning Post che le previste 2 dighe cinesi Xiaowan e Nuozhadu abbasseranno il livello delle acque dell’intero sistema fluviale successivo. Pechino risponde che è stata colpita dalle peggiori siccità da un secolo, con oltre 24 milioni di persone nello Yunnan e nel Guangxi che mancano persino di acqua potabile.

La Cina ha sempre risposto che ogni Stato deve anzitutto considerare i propri interessi nazionali e si rifiuta di discutere in sede internazionale le sue dighe sul Mekong, anche se le conseguenze colpiranno gli altri Paesi. Esperti ritengono questo approccio mortale, perché così ogni Paese non può considerare gli effetti complessivi dei diversi interventi sul fiume.

Prasam Maruekpithak, in un incontro della Cfm, ha denunciato che le 4 dighe cinesi hanno già distrutto l’ecosistema del fiume.

Per questo la Thailandia e soprattutto il Vietnam sono favorevoli a un coinvolgimento degli Stati Uniti, per controbilanciare lo strapotere cinese. Nei mesi scorsi il Segretario di Stato Usa Hillary Clinton si è incontrata a Hanoi con i ministri degli Esteri di Cambogia, Laos, Thailandia e Vietnam per la Lower Mekong Initiative, istituita nel luglio 2009 per favorire la cooperazione nella regione per sanità, istruzione, ambiente e sviluppo delle infrastrutture. Il timore è che Pechino, con le sue dighe a monte, sottragga l’acqua al fiume, specie durante la stagione secca, con effetti mortali per il suo ecosistema e per la vita e le coltivazioni delle popolazioni a valle.

venerdì, ottobre 15, 2010

Immigrati birmani vittime di sfruttamento e abusi...



» 14/10/2010 12:41
THAILANDIA – MYANMAR
Immigrati birmani: vittime di sfruttamento e abusi, per la crescita dell'economia thai
di Weena Kowitwanij
Da oltre un mese 500 lavoratori protestano perché vittime di proteste e intimidazioni. Essi non ricevono lo stipendio e hanno subito la confisca dei documenti. Alla regolarizzazione, si aggiunge il problema legato all’educazione dei figli, spesso costretti a tornare nel Paese d’origine. L’opera della Chiesa cattolica con gli immigrati della provincia di Samut-Sakom.

Bangkok (AsiaNews) – Potrebbe risolversi a breve il contenzioso fra un gruppo di migranti birmani e il proprietario di una azienda di pesca, nel nord-est della Thailandia. I lavoratori protestano da oltre un mese contro episodi di violenza e intimidazioni, unite al mancato pagamento dei salari e alla confisca dei documenti. La vertenza dei 500 lavoratori birmani riapre la questione legata ai diritti dei lavoratori nel regno thai: il 5 settembre scorso 500 immigrati birmani, dipendenti della Dechapanich Fishing Net Factory, nella provincia di Khon Kaen, hanno avviato una battaglia serrata contro il padrone dell’azienda, colpevole di aver sequestrato i documenti di identità e non aver pagato gli stipendi. A questo si aggiunge il licenziamento “senza giusta causa” di cinque birmani, ai quali non sono stati nemmeno restituiti i documenti che avrebbero garantito almeno la libertà di spostamento. Della vicenda si è interessato anche il governo centrale e, nelle prossime ore, la vertenza potrebbe risolversi con esito positivo.
Il lavoro degli immigrati è uno degli elementi chiave della crescita economica registrata dalla Thailandia negli ultimi anni. Provenienti da Laos, Cambogia e Myanmar, i lavoratori a basso costo – legali e illegali – hanno soddisfatto le esigenze degli imprenditori, in un’ottica di contenimento dei costi. Tuttavia, restano ancora molte questioni irrisolte sui diritti di base degli immigrati, fra cui il salario minimo, l’educazione e l’istruzione, la confisca dei documenti come arma di ricatto e la sicurezza sul lavoro. Per i lavoratori birmani la questione si fa ancora più delicata perché – in molti casi – essi fuggono da una dittatura militare, che arresta e punisce con durezza qualsiasi forma di dissenso. Un funzionario del Dipartimento thai del lavoro conferma le difficoltà dei lavoratori migranti birmani, la cui economia “non è stabile a causa dei problemi politici”. Titikamol Sukyen, esperto del mondo del lavoro, centra l’attenzione sulla provincia di Samut-Sakom (Thailandia centrale), crocevia dell’industria del pescato e quindi in grado di attirare masse di immigrati: “al momento ve ne sono centinaia di migliaia, fra regolari e irregolari”.
Ad AsiaNews Narong Phayongsak, un lavoratore immigrate birmano, spiega che “i thailandesi pensano che rubiamo loro opportunità di impiego e carriera”. Tuttavia, egli replica che “noi facciamo lavori di bassa manovalanza, che i thai non vogliono fare”. E aggiunge: “per il datore di lavoro, l’opera di un birmano è pari a quella di tre cittadini thai”. Questo, conclude Narong, non basta però a garantire al lavoratore immigrato “il salario minimo, percepito dai thai”. Pichit Nilthongkaum, funzionario di Samut-Sakom, sottolinea l’impegno del governo a favore dei migranti, per garantire loro la cittadinanza e farli emergere “dalla condizione di anonimato e illegalità”.
Secondo le ultime stime vi sono circa 120mila lavoratori birmani nella provincia di Samut-Sakom. Nei prossimi due anni, si dovrebbe arrivare alla regolarizzazione di altri 6 o 700mila immigrati, perché potranno chiedere permessi come autisti e non saranno vincolati alla permanenza nei centri di raccolta e ospitalità. Regolarizzare la posizione, tuttavia, non basta perché emergono altri problemi: fra questi l’educazione dei figli degli immigrati, in una realtà in cui nascono ogni giorno fino a cinque bambini.
Sompong Sakaew, coordinatore della ong RakThai Foundation, spiega il dilemma che devono affrontare i lavoratori: rimandare i figli in patria, in Myanmar, perché possano studiare, oppure avviarli fin da piccoli al mondo del lavoro, privi di istruzione. Un’alternativa agli immigrati viene però offerta dalla Chiesa cattolica thai, da sempre attenta alle problematiche della società. Fra i numerosi esempi vi è la parrocchia di Sant’Anna, situata nei presi della comunità di migranti birmani e guidata da p. Theraphol Kobvitthayakul, parroco e direttore dell’ospedale di Sant’Anna. “Il centro – spiega il sacerdote – ha garantito a oltre 100 bambini, fra i 3 e i 12 anni, un programma scolastico annuale e gratuito, incentrato soprattutto sulla lingua thai e birmana”. L’impegno dei cattolici è mirato anche alla formazione dei figli degli immigrati, perché imparino a “essere persone buone”. Esso si è sviluppato grazie all’opera di volontari della parrocchia, che vogliono dedicare parte del loro tempo ai figli degli immigrati.

lunedì, ottobre 11, 2010

Pomozione Camere Kata & Karon in Phuket continua per tutto Ottobre

La speciale promozione Settembre 2010 prezzo a notte 900THB per tutte le camere compresa la nuova struttura di Karon ha riscosso un discreto successo. Per questo motivo abbiamo deciso di continuare la promozione per tutto questo mese fino all'inizio di Novembre aspettando alta stagione e si spera un poco di sole...

promo

*Prezzi a CAMERA Doppia e Singola uguali si intendono per notte. La struttura si può pagare solo in valuta locale Thai Baht oppure con carta di credito.

Per conversione aggiornata controlla talbella cambio (clicca sotto)

CAMBIO AGGIORNATO


Collegati al sito BAAN SS KATA Oppure BAAN SS KARON

Connecting Room

deluxe room

Family room 3 letto

deluxe room

Family Suite

deluxe room

giovedì, ottobre 07, 2010

Le mie riflessioni sull'Amore con la "A maiuscola".

Oggi “cazzeggiando mentalmente” mi sono chiesto che cosa sia amore? Si Amore con “ A maiuscola”, quello che prima o poi tutti dicono di vivere almeno una volta nella vita. Poi non contento della mia para mentale ho voluto “esagerare”, ho chiesto alla mia segretaria Kwan cosa pensa dell'amore tra un Thai ed un Farang. Lei ragazza acqua e sapone, chi è stato in agenzia da me sicuramente la ricorda per i suoi sorrisi e gentilezza mi risponde:
Non è possibile, siamo troppo diversi, forse solo 1 su 100 dei rapporti misti può funzionare e comunque non è amore! Perchè noi Thai amiamo in modo diverso, pensiamo in modo diverso, siamo troppo diversi punto e basta è un rapporto fallimentare senza via di scampo.
Ho guardato Kwan negli occhi e gli ho risposto GRAZIE, almeno qualcuno sincero che ha voglia di rispondere alle mie paranoie lo trovo ancora...

Ho cazzeggiato ancora mentalmente pensando alle mie esperienze passate, alle donne che ho amato o perlomeno sono convinto d'averlo fatto. Poi ho pensato alla mia situazione attuale, e non vi racconto nulla perchè sono fattacci miei.
Sono arrivato a questa conclusione:
Neppure l’amore ha scopo, al contrario di quanto dicono molti, secondo i quali scopo dell’amore è di condurre alla soddisfazione sessuale o al matrimonio, fare figli e costruirsi una vita borghesemente normale. Ma è proprio per questo che l’amore anche oggi è tanto raro!! L’amore senza scopo, quello in cui tutto ciò che è importante è l’atto dell’amore in sé, l’autoespressione dell’individuo, la manifestazione delle sue facoltà.

Poi mi sono detto diamo un'occhiata su internet e vediamo di dare una risposta “scientifica” all'amore che ci sia una chimica nascosta nel feeling che unisce due individui, sembra ormai fuori di dubbio, almeno tra gli addetti ai lavori, ovvero innamorati e scienziati. L’amore è diventato oggetto di studio da parte di psicologi e neurobiologi, addirittura per certi versi assimilabile ad un disturbo dell’umore o, nei casi più gravi, alla sindrome di una malattia mentale. Ansia, sbalzi di umore, inappetenza, sudorazioni improvvise, respiro affannoso, tachicardia, sensazione di vuoto allo stomaco, insonnia, pensieri ossessivi: tutto un corredo di sintomi che segnano la prima fase dell’amore. Per studiare che cosa li scatena è necessario trovare dei soggetti disposti a fare da cavia, come topolini da laboratorio.

Tra i fattori implicati nell’innamoramento - che sono diversi, tra cui ormoni e neurotrasmettitori - spicca il ruolo dell’NGF, il fattore di crescita nervosa, noto per le ricerche di Rita Levi Montalcini, agli inizi degli anni Cinquanta, sulla rigenerazione delle fibre nervose. A distanza di anni gli studi sull’NGF hanno dimostrato che si tratta di una molecola estremamente versatile, non solo una neurotrofina, dotata di attività su popolazioni di cellule dei tre sistemi nervoso-endocrino-immunitario, e inserita quindi nella categoria più ampia di sostanze umorali (citochine sintetizzate) rilasciate dalle cellule appartenenti ai sistemi della rete omeostatica. Ma quale ruolo gioca negli innamorati? “Se l’innamoramento fosse una malattia, l’NGF sarebbe il suo marcatore - ipotizza Pierluigi Politi, ricercatore dell’Università di Pavia presso l’Interdipartimental Center for Research in Molecular Medicine (CIRMC) - quando è elevato “l’infiammazione” è in corso, poi rientra nella norma. Dopo circa un anno l’amore passa dalla fase acuta a quella cronica”.

Il gruppo di ricerca del CIRMC ha misurato i livelli plasmatici di alcune neurotrofine come NGF, BDNF, NT-3 e NT-4, su un totale di 58 volontari, uomini e donne, dai 18 ai 31 anni che si erano innamorati da poco, comparandoli poi con quelli di due gruppi di controllo (un gruppo di single e un altro formato da coppie di lunga data). Il livello di NGF era significativamente più elevato nei soggetti “in love” rispetto agli altri. Inoltre esisteva una correlazione positiva tra i livelli dell’NGF e l’intensità dell’amore romantico (rilevata con una apposita scala di passionalità). Nessuna differenza riguardava le concentrazioni degli altri fattori neutrofici. Dopo poco più di un anno, nella maggioranza degli individui che avevano mantenuto la relazione, non si riscontrava più lo stato emotivo e mentale riferito all’inizio dell’innamoramento e i livelli di NGF diventavano indistinguibili da quelli dei gruppi di controllo.

Naturalmente occorreranno studi ulteriori per chiarire come agisce l’NGF. Ma, in questa corsa a comprendere la tempesta chimica che sconvolge la razionalità durante l’innamoramento, e nel coinvolgimento emotivo che si instaura tra i partner, si tende già da ora a vedere una strategia evolutiva che dura giusto quel lasso di tempo necessario ad allacciare una relazione e a mettere al mondo un bambino.

Insomma alla fine ho cazzeggiato un'ora pensando all'amore, mi sono fatto “le mie riflessioni”, e vi ho messo qui il risultato... Voi dite pure la vostra, aspetto i commenti su Facebook.
Saluti da Phuket.

Martino M.

martedì, ottobre 05, 2010

Prime rivelazioni sul nuovo film una notte da leoni 2 girato in Thailandia.

Se in Una notte da leoni i protagonisti dovevano fare i conti con le follie di Las Vegas, nel sequel potremmo ritrovarli in Thailandia alle prese con gli equivoci generati da... una transessuale!

Fonte: Latinoreview.net

ed helms notte da leoniDa quando il sequel di Una notte da leoni è diventato ufficiale, si è molto speculato sulla destinazione che farà da sfondo alle nuove disavventure dei protagonisti.
Nonostante il depistaggio del regista Todd Phillips, sembra ormai assodato che il film sarà ambientato in Thailandia, una meta che creerà ai quattro amici non pochi problemi.

Ma quale sarà la trama del film? Dal momento che il film si intitola "The Hangover 2", è ovvio aspettarsi che anche questa volta tutto ruoti attorno a una notte di follie e alle sue tragiche conseguenze. Ora una gola profonda del sempre affidabile Latinoreview.net rivela alcuni ulteriori dettagli su quella che probabilmente sarà la trama del film:
Una delle mie fonti interne agli ingranaggi di Hollywood mi ha detto che dopo una notte di festeggiamenti sfrenati Stu si ubriaca pesantemente e finisce a letto con una transessuale thailandese. Il giorno dopo i ragazzi devono ricostruire gli eventi della notte precedente e scoprire cos'è successo.
Questo è tutto, ma non sappiamo ancora se la storia fra Stu e la transessuale sarà il fulcro di tutte le vicende o soltanto una fra le varie trame.
In ogni caso, meglio prendere il rumour con le pinze perchè rimaniamo ancora nell'ambito delle speculazioni. Se fosse vero, si preannunciano dei risvolti divertenti per il personaggio di Ed Helms, che già nel primo film riusciva spesso a rubare la scena ai suoi colleghi.

lunedì, settembre 27, 2010

A tutti gli amici e clienti delle nostre strutture Baan SS Kata & Karon.

Quest'anno le richieste di prenotazione per alta stagione sono arrivate con largo anticipo, e quindi mi ritrovo a fine settembre con ormai quasi tutto prenotato!!
Bene direte voi, si OK ma molti amici hanno il volo riservato e non la camera...
Allora tranquilli, per KATA la nostra nuova struttura sarà finita per alta stagione, penso Dicembre ci sarà apertura. Leggere qui:
http://amicidiphuket-giornale.blogspot.com/2010/09/novita-amici-di-phuket-per-anno-2011.html

Altra struttura di KATA quella del mio
ufficio per intenderci tutto pieno dal 20/12/2010 al 15/01/2011 prima
e dopo solo qualche “buco”.

Karon molto richiesta, ho ancora per capodanno poche camere, si contano su una mano, per i mesi da Dicembre fino a Marzo tutto prenotato 80%

Quindi chi necessita di prenotare la camera presso nostre strutture lo invito a contattarmi quanto prima possibile via mail: info@amicidiphuket.it
Chi prima prenota meglio alloggia ;)

Foto & Video

italia Al Baan ss Karon si parla Italiano

Baan ss Karon, Patak road, 83100 Phuket Thailandia

telefono Telefono: +66 76396541 FAX: +66 76396451

info Informazioni & Prenotazioni: Vai al form contatti

mail Mail diretta: info@guesthouse-kata-karon.com

Foto Deluxe Room

deluxe room

Foto Family Room

deluxe room

Connecting Room

deluxe room

Family room 3 letto

deluxe room

Family Suite

deluxe room

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